Prego amo ringrazio

Pregare è un termine che per anni mi ha dato un sottofondo d’ansia e un certo senso di costrizione, oltre a quel retrogusto indefinibile di non essere meritevole. Pregare lo associavo alle sante messe, obbligatorie dall’infanzia all’adolescenza, un tipo di impegno al quale mi sottraevo appena potevo, e mi ricorda anche quando volontariamente mi ero unita alla recita settimanale del rosario tra vicini di casa, in quel momento in cui facevo tutto quello che mi pareva utile e possibile per sostenere la salute di mia sorella. Anche se poi ho frequentato comunque la chiesa come luogo di estremo supporto quando non sapevo dove sbattere la testa.

In realtà il termine pregare che mi dà ancora un lieve senso di soffocamento è riferito a quello in voga nei miei paraggi quando l’ho conosciuto. Quello che veniva suggerito e vincolato dalla chiesa cattolica, un garbuglio di dogmi in equilibrio tra umiltà, lode, redenzione e sottomissione, considerati pregi santificati e anche incredibilmente ben appaiati agli ori e ai broccati che quegli ambienti, e gli esponenti più altolocati, da molti secoli amano sfoggiare nelle vesti e negli arredi (sacri). E a mio avviso il basso profilo di questo papa, empatico e decisamente più vicino ai problemi della gente dei suoi predecessori, non è ancora sufficiente a trasformare cose decisamente più importanti che andrebbero affrontate e risolte in maniera radicale e urgente. Perchè se non ha potere, e i mezzi economici, la società presieduta dal papa allora chi ce l’ha?

Qualcosa mi stonava già da piccola quando durante la messa tutti battevamo il petto nel mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa, ed esisteva contemporaneamente uno sconfinato terzo mondo di bimbi come me che però moriva di fame e di sete ogni giorno, e incresciosamente accade ancora. E per un po’ riuscivo a pensare di essere stata fortunata a nascere dalla parte giusta del mondo, come diceva il prete al catechismo consigliandomi di fare sempre del bene, mentre cercavo di fare in modo di rimuovere il pensiero dall’a alla z.

Interiormente ho sempre lottato per avere tutta la ‘mia’ libertà, per capire quello che c’era di veramente prezioso e importante dentro me stessa. Come molti ho fatto delle scelte lasciando andare tanto del mio passato e soprattutto tutto quello che mi ha portato a dubitare di quella me stessa che sapeva. Perché in me, nella mia verità e nella mia profondità, già dall’infanzia, captavo cose solenni e importanti che mi facevano sentire diversa da molte delle creature che avevo intorno. Ero un piccolo essere non certo speciale ma che attraverso la sua sensibilità guardava, osservava e voleva essere ‘libero’, senza scritture già consolidate nè pre giudizi, miei o di altri, malgrado il peccato (veniale o mortale) che incombeva in ogni dove.

Da sempre ho vissuto in due dimensioni parallele, per me sia una che l’altra erano esistenti contemporaneamente. L’attenzione l’ho affinata per individuare quegli sconfinati confini e consentirmi di non cadere troppo giù e non volare troppo su, ma riuscire a sintonizzarmi su quella frequenza armonica dove connettermi integralmente, non solo con il pensiero, la filosofia, la speranza o le parole.

 

 

E finalmente il tempo del pregare è diventato qualcosa di diverso, un luogo di nutrimento benedetto, di pace e di luce. La preghiera ha cominciato a farsi intendere da me per quello che in realtà è, uno spazio tempo di connessione, pulizia, rilascio e co creazione in collegamento diretto con la Fonte. E ho compreso una cosa fondamentale: pregare non è chiedere e implorare ma accogliere e riflettere la luce divina.

 

La svolta definitiva c’è stata praticando Ho’oponopono, attraverso il quale mi si è reso chiaro, finalmente, come vedere, apprezzare e coltivare in me quelle note armoniose fatte di compassione, tenerezza e gratitudine che pur essendo innate, la mia anima mi chiedeva, da sempre, di riuscire a stabilizzarle.

Perchè come dice lo sciamano groenlandese Angaangaq: “Il più grande viaggio che l’Uomo può compiere è quello di superare la distanza che esiste tra il cervello ed il cuore”, ma anche quando sentiamo di avere un buon collegamento con il cuore, con la responsabilità al 100% di ciò che ci lasciamo accadere, il cervello (ossia l’ego la nostra parte più razionale e anche la più stolta) si lascia in parte condizionare e maneggiare da altri eghi più energici, più determinati e più così suadenti da apparirci più intelligenti di noi e del nostro stesso cuore.

Questi grandi ego possono essere la società nel suo complesso, le pretese da parte della professione e delle persone con le quali lavoriamo, la famiglia quando tende a manipolarci o a farci sentire in colpa. E anche ogni tipo di relazione quando non c’è un intento limpido verso lo stesso tipo di bene e abbondanza per tutti, che può esserci solo tramite una visione amorevole che matura attraverso una direzione del cuore condivisa.

Ma l’universo non sbaglia un colpo perchè qualsiasi viaggio intraprendiamo, e in qualunque modo si trasmuti per permetterci di ricominciare con intenti più consoni e coerenti alla nostra attuale missione terrestre, è sempre tarato su ciò che abbiamo bisogno di imparare, perfezionare e superare, e questo vale per noi tanto quanto per gli esseri coinvolti nel nostro percorso esistenziale.

“Come sempre tutto ha un perché nella sua perfezione!” Manuel Lucchini

Poter pregare insieme è una grande opportunità e non bisogna tralasciare il tempo di trovare il momento di farlo, a volte bastano i pochi minuti per un intento d’amore in connessione, perchè pregare insieme significa anche comunione di vedute nel considerare primario il bene per ogni essere esistente, aldilà della nostra ipotizzata superiorità nell’umano bisogno di innalzamento sugli altri, come la società, e anche le religioni tradizionali ci mostrano con il loro comportamento.
Pregare insieme è avere lo stesso tipo di sensibilità attraverso una rispettosa gentilezza d’animo nei confronti di qualsiasi essere, portando nel reale quello che si dice e quello che si è, più che muoversi in un’etica di facciata, quelle convenzioni sociali di cui siamo inconsciamente impregnati, memorie dell’ego che appena ci accorgessimo di agire tramite loro, sarebbe meglio ripulire quanto prima.

 

E fondamentale, da soli o in compagnia, pregare non deve essere un impegno, un lavoro o un peso. Quando decidiamo di donarci uno spazio quotidiano dedicato alla preghiera, facciamo in modo che sia un tempo grato e sacro e altrettanto leggero e amorevole come una brezza.

La preghiera più efficace è saper stare nel presente in consapevole attenzione, quel prezioso essere in Amore momento per momento, ed è lì che siamo veramente insieme, con noi stessi e con tutto il creato come unica sostanza di Dio.

Ti Amo Mi Dispiace Perdonami Grazie

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