“Non è mai troppo tardi per crearsi un’infanzia felice”. Questa frase è stata ripetuta da romanzieri e psicologi ed è preziosa perchè ci può ‘illuminare’ soprattutto da adulti (e responsabili al 100% delle nostre manifestazioni aggiungerebbe Ho’oponopono), in quanto abbiamo il potere, e il dovere, di rivisitare il nostro passato cambiando la nostra prospettiva, e di riappropriarci con leggerezza della gioia di vivere che ciascuno di noi merita.
La difficoltà fa parte del gioco
Quasi per nessuno la ‘felicità familiare’ è stata una realtà costante. Perchè al di là del quotidiano, sempre complesso per tutte le generazioni e della necessaria evoluzione personale, ci sono stati in ogni epoca genitori assenti, troppo esigenti o anche sciagurati, nonni inadeguati o per niente saggi, e anche figli che hanno fatto vedere i ‘sorci verdi’ a famiglie che non lo avrebbero meritato.
Molte percezioni (memorie) però potrebbero essere solo nostre, e questo lo possiamo constatare quando due fratelli raccontano cose molto diverse riguardo gli stessi accadimenti vissuti insieme, e non solo all’interno della famiglia.

Il pensiero crea e qualcosa di buono c’è sempre
Il senso migliore che possiamo dare alla nostra mente è quello di posizionarci sul bene permettendoci, da adesso in poi, di vivere il più possibile ‘nel bene’. Anche smettendo di incolpare chi non ha saputo – e quindi potuto – fare meglio con le memorie, le conoscenze e la consapevolezze che aveva. E smettere quindi di tediarci, e tediare chi ci ascolta (dentro e fuori di noi) con racconti che non hanno più senso se non quello di farci vivere eternamente nel lamento di quello che fu, e quindi nel dolore, nel rancore, nel rammarico o nel giudizio.
Il caso non esiste
La nostra famiglia non è stata un evento nel quale siamo piombati ‘per caso’. Molto probabilmente l’abbiamo scelta per ‘mettere le cose al posto giusto’ in noi, per essere esempio a noi stessi e agli altri, e per superare il nostro personale esame di questa vita a pieni voti. Ma a volte, e quindi neanche sempre, comprendiamo il Disegno di esistenza che ci riguarda quando siamo molto avanti, nel dentro (evoluzione) e nel fuori (età) di noi.
Curare le ferite emotive
Tutto questo potrebbe voler dire anche ‘raccontarcela’? Sì se vogliamo pensarla così, e anche farlo al meglio che ci sia possibile! Perchè lo scopo di ciascuno è quello di riuscire a vivere nel modo migliore le possibilità e il dono irripetibile di questa esistenza, per tutto il tempo che ci rimane.
Naturalmente non si tratta di cambiare oggettivamente i fatti accaduti ma il significato che diamo loro – anche compassionevole per tutti i partecipanti, inclusi noi stessi – evolvendoci da vittime passive a creatori consapevoli della nostra felicità nell’adesso.
Aver cura con tenerezza di noi
Curare il nostro bambino interiore significa dare ascolto a quella parte pura e spontanea di noi, spesso trascurata o non vista proprio, che ha bisogno di gioco, di creatività e di quella sicurezza emotiva che solo noi stessi possiamo donargli, e donarci, giorno dopo giorno. Dicendogli, dicendoci: “Io (mi) amo comunque sia andata”.
Accedere al Flusso Divino vuol dire che se vogliamo possiamo surfare con leggerezza in quest’illusione di ‘realtà’, connessi al bene, nell’azione propositiva e nelle divine possibilità. Per accoglierci e amarci con l’eredità che abbiamo, e amare questa esistenza tra Terra e Cielo il più possibile, sempre e comunque.
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